CARO FABRIZIO DE ANDRE' 

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“Caro Fabrizio De André, 

 

mentre all’ombra dell’ultimo sole si assopisce un pescatore, io sono qui che ti scrivo per chiederti aiuto. Lui ha gli occhi di un altro colore e sembra venuto dal sole o da spiagge gelate. Io lo amo, insomma. Ma lui non mi si fila per niente. È da giorni che cammino e cammino con le mie scarpette blu in cerca di ispirazione. Vorrei scrivere una canzone per lui. Lo so che dovrei farcela da sola, ma tu prova ad avere un mondo nel cuore che non riesci ad esprimere con le parole. Ecco, io sono in questo stato adesso. Solo tu puoi aiutarmi.  

Vediamoci al caffè del porto, alle 3 di pomeriggio, domani. Mi riconoscerai perché stringerò tra le mani una coda di lupo.  

 

Devotamente tua,  

Angiolina” 

 

La riconobbi subito, con le sue scarpette blu e, tra le mani, una coda fulva con cui giocherellare. Guardava fuori dalla vetrina del caffè, l’aria malinconica di un’adolescenza tormentata. Il suo profilo spiccava rispetto alle rozze fisionomie di pescatori e contadini che la circondavano. Quando mi vide, gli occhi giganti le diventarono due pozze di acqua cristallina e mi sorrise inondandomi di luce.  

- Sei così bella e luminosa. Com’è possibile che ci sia uno sciagurato che non ricambia il tuo amore?  

- Fabrizio De André sei così gentile, ma è possibile invece. Gli ho regalato la mia collana di ossi di pesca, gli ho preparato un’insalata di more, gli sono apparsa davanti persino vestita da sposa. Ma niente... Non mi si fila! Forse è una storia da una botta e via, è una storia sconclusionata, una storia sbagliata? L’ultima mia chance è una canzone... scritta da te.  

 

Angiolina aveva pronunciato queste parole tutte d’un fiato, accorata e agitata. E io avevo capito. Non era l’odore pungente del porto quello che mi torturava le narici. Non erano i pescatori e i contadini che mi circondavano. Non era la cucina di quel caffè sgangherato sul mare. Era lei. Il suo corpo. La sua bocca.  

- Angiolina, mia bella, cosa fai nella vita? 

- Pesco polpi sugli scogli.  

- E ogni tanto ti lavi?  

Silvana Calcagno