DEADSOCIAL - TWEET DALL'Aldilà 

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Un social network per rimanere vivi in eterno. O meglio, per continuare ad essere attivi sul web anche dopo la morte. Solo dopo la morte. Si chiama DeadSocial e permette di programmare post, tweet, immagini, video, che saranno fruibili solo quando si è passati a miglior vita. È una forma moderna di testamento che ha effetto esclusivamente nel mondo virtuale della rete. Una volta effettuata l’iscrizione si indica, infatti, l’esecutore testamentario che avrà la possibilità di gestire l’immagine social del defunto e la sua comunicazione. 

DeadSocial non è il solo a rivestire il ruolo di epigrafe multimediale. Ci sono anche altri siti come LivesOn per continuare a tweettare dall’oltretomba; e If I Die, che permette di programmare un video o un post su Facebook dall’aldilà.


L’esistenza e il successo di strumenti di questo tipo, dà molto da pensare. Eran Alfonta, il creatore di If I Die, dichiara che i suoi utenti sono per lo più genitori, preoccupati di lasciare un insegnamento o un messaggio di conforto ai loro figli che li accompagni nei momenti di difficoltà della vita. Ma c’è anche chi lo fa per semplice narcisismo o per paura/paranoia. Sempre Alfonta dichiara di aver paura di volare e, dovendo viaggiar spesso, monitora costantemente il suo testamento digitale per assicurarsi che sia tutto in ordine in vista del peggio. 
Lo scopo di ideare un social di questo tipo è molteplice. Da un lato risponde al bisogno – a volte insano – di comunicare, di condividere, di lasciare una traccia indelebile di sé. Da sempre l’uomo è in cerca della pietra filosofale che gli doni l’immortalità, e conservare i propri pensieri nell’immenso groviglio di internet è una sorta di panacea al destino di trascendenza che ci accomuna. 


Dall’altro lato si affaccia la necessità, anche questa praticamente eterna, di democratizzare il concetto di morte. “’A livella” di Totò, un espediente per ricordarci che siamo tutti uguali. In questo modo un uomo comune ha lo stesso diritto, la stessa possibilità di una celebrità di lasciare e tramandare l’immagine di sé che più preferisce.
L’esistenza di tali strumenti ha dei risvolti senza dubbio inquietanti. Ma perché sorprendersi più di tanto in fondo? Dopo la nascita, il sesso, il corpo, perché non dovremmo voler condividere, o forse violare, anche la privacy della nostra morte e della nostra anima, in eterno? 
 

Silvana Calcagno

Pubblicato su WEST-INFO.EU - giu. 2014