PER COLPA DI QUEL CICCIONE DI MIO FRATELLO HANSEL

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È notte nel bosco. Hansel e Gretel vagano nel buio. Da ore non hanno più traccia del papà, sono impauriti, stanchi e infreddoliti.  

- Forza cammina, scemo! – Grida Gretel al fratello ciccione – Per colpa tua e della tua fame da bue ci troviamo in questa situazione.  

Hansel piagnucola tirando su col naso come un porcello, mentre si appoggia ad un albero il cui tronco sembra arcuarsi sotto al suo peso.  

- Non mi sposto da qui! Sono stanco, non riesco più a fare un passo e… ho fame! 

- Senti, Hansel, vedi di non farmi innervosire che ti lascio qui. Sai come ti sbranerebbero felici i lupi del quartiere? Se non avessi finito tutte le provviste dell’inverno, papà non ci avrebbe abbandonato nel bosco come due allocchi.  

- Che ci posso fare io se ho fame. 
Frattanto Hansel, il bambino più grasso del villaggio, ha ripreso a fatica a muoversi.  

- Dai cretino, andiamo, che vedo una lucina fioca laggiù – Lo motiva la sorella.  

- Comunque cara io-sono-perfetta-Gretel se la colpa fosse solo mia perché papà avrebbe abbandonato anche te?  

- Perché tu hai la sfortuna di essere grasso e stupido, io ho la sfortuna di avere te come fratello.  

- Sì certo, e la tua mania di appiccare incendi non c’entra niente, vero, miss pi-ro-ma-ne? 

Gretel raccoglie tra due dita un rotolo di ciccia del fratello e lo stringe fortissimo in un pizzico mortale, poi diventa così rossa che sembra sia lei a prendere fuoco.  

Frattanto, per fortuna, i due bambini hanno raggiunto la fonte della luce fioca. In una radura coccolata dai rami degli alberi più maestosi, si erge inquietante una casetta di marzapane.  

- Mamma mia che paura questo posto, dice Gretel a Hansel.  

Nessuna risposta.  

- Ohi Hansel, ti sei appisolato? 

Gretel si gira verso il fratello, ma quello è già molto lontano da lei e molto vicino ad addentare la maniglia di quella casetta di marzapane così inquietante.  

- Hansel, ma com’è che quando si tratta di mangiare ti tornano all’improvviso le forze? - Gli urla ridacchiando Gretel.  

Ma Hansel è scomparso di nuovo, misteriosamente risucchiato dalla porta. Gretel, allora, come una faina coi sensi tutti tesi corre fino alla casina e comincia a riempire l’uscio di pugni.  

- Se non ti apri, maledetta porta, ti sfondo. Nessuno può fare del male a quel ciccione di mio fratello a parte me. Anzi no, faccio qualcosa di meglio… 

Gretel si allontana, raccoglie i primi rami secchi che trova, li adagia in un bel mucchietto davanti alla porta, sfila un fiammifero dalla tasca, lo accende e, con gli occhi iniettati di sangue, è pronta a gettarlo tra i rami. Ma ecco la porta socchiudersi. Entra. È tutto buio. Come in una matrioska di luci, c’è solo una candela debole a illuminare una tavola imbandita di ogni leccornia del creato e quel porco di suo fratello che si ingozza prendendo con foga di tutto un po’ e ficcandoselo in bocca.  

- Stupido cicciobomba – sussurra Gretel.  

- Vieni, bella bambina – Le risponde una vocina sottile e spaventosa – Vieni. 

All’altro capo del tavolo, infatti, nascosta dall’oscurità, c’è una vecchia secca come un insetto stecco, con due occhi tanto giganti quanto orbi. 

- Chi sei tu? E cosa vuoi? – Abbaia Gretel alla vecchia.  

- Sono la vecchina buonina del boschetto. 

- Perché parli così? Sei matta? 

- No, bambina stronzina del villaggetto. Sono solo buonina e soletta e ho bisogno di tanta compagnuccia.  

- Smettila! – Le ordina Gretel che ha capito che si tratta di una strega svitata e pure cieca.  

- Come vuoi tu, bimbaccia bruttaccia e scortese - Le risponde la vecchia che ha iniziato a parlare in questo modo tanti ma tanti anni fa per convincere i bimbi sperduti a entrare in casa, e che adesso non riesce più a smettere.  

La strega si alza, traffica un po’ col suo grembiule unto e bisunto, ne estrae una bacchetta bitorzoluta e prima che Gretel possa proferire verbo o muovere muscolo la rinchiude in una gabbia stretta stretta con le grate fatte di caramella carruba.  

- Ora tu rimani qui e mangi fino a scoppiare, bambina magrolina e noiosa. Mentre tuo fratello il porcello mi aiuterà nei lavori di casa e ti preparerà da mangiare. 

 

Iniziano così giorni molto duri per Hansel e Gretel. O forse sarebbe meglio dire per la vecchia strega. Il suo intento sarebbe quello di mettere all’ingrasso tutt’e due i fratelli, così da invitare finalmente a una cena sontuosa tutte le altre streghe del bosco, ghiotte di bimbi pasciuti. Ma Hansel non collabora per nulla, si rifiuta di muovere un dito e non fa che mangiare. Se la strega gli fa scomparire ogni forma di cibo da sotto il naso, quello dopo un po’ comincia a sgranocchiare le pareti della casa. Gretel non fa altro che dare fuoco a tutto ciò che le capita a tiro: la gonna della strega quando si avvicina alla gabbia, la coda del gatto che passa, la ciccia di Hansel che si appoggia affannato alle grate. Ogni notte prova a sciogliere le sbarre stesse della sua prigione e non importa che la strega gliele fabbrichi di cioccolata, di caramello o di ossicini di pollo. E non importa che la strega ogni giorno la perquisisca per sequestrarle i fiammiferi, vuoi perché è cecata, vuoi perché Gretel è capace di nasconderseli anche in bocca. Tra l’altro la rabbia di Gretel monta sempre di più man mano che i giorni passano, e non è tanto rivolta verso la strega quanto verso quel maiale di suo fratello che non alza una zampa per salvarla.  

 

Dopo una settimana, l’atmosfera nella casina di marzapane è insostenibile. I fuochi di Gretel si innalzano sempre più frequenti e inaspettati, insieme agli improperi impietosi verso il fratello. La strega è sfinita e non fa altro che riempire secchi d’acqua e fare la posta a Gretel. Hansel, nell’anarchia più totale, ha finito di rosicchiare il salotto e ha iniziato con la camera da letto. La strega vorrebbe papparselo subito, ma quello è diventato così grosso che è impossibile gettarlo nel forno. Un pomeriggio, allora, dopo l’ennesimo incendio sedato, la strega prende una decisione drastica.  

- Ora basta! – grida con tutto il fiato che ha in corpo – Bambina incendiaria e pazzona pensiamo ad una tregua. 

- Che vuoi, vecchia scema? 

- Smettila di bruciacchiare tutto e placa quel facocerazzo di Hanselazzo.  

- Si vabbè, strega. È 10 anni che ci provo, perché dovrei farcela oggi?  

- Allora mi arrendo! Me ne vado bambini fastidiosini. Siete due demonietti stronzetti.  

E… PUF! La strega sparisce chissà dove. Ora la casina nel bosco è di Hansel e Gretel. Nel cassetto della biancheria intima della strega hanno trovato una bacchetta di riserva, così Hansel può mangiare e rimpolpare la casina a suo piacimento, e Gretel può fare esplodere incendi ogni volta che Hansel la snerva o, semplicemente, quando le va.

 

Silvana Calcagno

Pubblicato sulla rivista MAGO' della Scuola di Scrittura Omero - apr. 2015