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LA CLASSIFICA DEI MUSEI ATTRAVERSO I BIG DATA

Il patrimonio artistico e archeologico italiano si accosta al mondo dei big data e dei social grazie ad uno studio dell’associazione Mecenate 90, che ha analizzato migliaia di post in lingua inglese, dedicati ai principali monumenti del nostro Paese. Ecco cosa è emerso.

Big data, social media, musei. 3 ingredienti che sempre più di frequente vengono miscelati per dare vita a interessanti iniziative in ambito ulturale. Come quella portata a termine dall’associazione Mecenate 90, in occasione dei suoi 25 anni. Si tratta dello studio dal titolo “Musei index: cultura e big data” pubblicato il 16 dicembre 2014.

 

Nel giro di pochi mesi sono stati analizzati 89.520 post in lingua   inglese, reperiti sui social media che si occupano di viaggi, dedicati a musei e siti archeologici italiani. Per analizzarli è stata usata una tecnologia all’avanguardia, chiamata Cogito e sperimentata da Sociometrica con Expert System, che si basa sull’analisi semantica per estrapolare dati e informazioni statistiche. Il risultato è stato sorprendente perché primo esperimento del suo genere, basato sulle considerazioni soggettive dei fruitori, ma dalle quali estrapolare dati oggettivi e riflessioni costruttive.  

Dall’analisi dei post è emerso che al primo posto nel ranking dell’apprezzamento si trovano la Venaria Reale e il Museo Egizio di Torino, seguiti dal Guggenheim Museum e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, poi ci sono gli Uffizi di Firenze, la Pinacoteca di Brera a Milano, gli Scavi di Ercolano, il Colosseo a Roma, insieme alla Galleria Borghese, ai Musei Capitolini e ai Musei Vaticani. Infine, il Museo di Capodimonte a Napoli, la Reggia di Caserta, Pompei e Villa Adriana a Tivoli.

 

Dall’analisi semantica vera e propria, ovvero dall’analisi dei vocaboli accostati a ciascun sito, emerge che i sentimenti associati ai nostri principali luoghi di attrazione turistica sono legati alla loro magnificenza e bellezza: i termini principali sono good, great, beautiful. Le cose cambiano quando ci si riferisce alla visita in sé. Accanto a enjoy, fine, cheap ci sono anche aggettivi come crowded, expensive, difficult o addirittura impossible. Questi termini sono riferiti soprattutto a monumenti come il Colosseo, Pompei, la Reggia di Caserta. Insomma, abbiamo un’offerta turistica impareggiabile, ma proposta in maniera sufficiente, a volte anche pessima a causa dei costi troppo elevati, delle file eccessivamente lunghe, della faticosità della visita resa tale purtroppo anche dalla presenza di borseggiatori, come nel caso di Pompei o del Colosseo.

I social media si confermano allora lo strumento del presente non solo per creare engagement con i visitatori, ma anche per reperire informazioni utili sul panorama complessivo dei nostri beni culturali, per rintracciare suggerimenti, consigli, idee e usarle come base per il miglioramento e lo svecchiamento di siti, musei e tesori patrimoniali che, come si dice, spesso “sono belli ma non ballano”.

 

D’altra parte, già negli USA, si sperimentano forme avanzate di marketing culturale, comunicazione e reperimento dati che usano i social media come loro strumento principale. Basti pensare al Moma di New York che risulta essere tra i musei più all’avanguardia del momento anche quando si parla di social. Ma anche in Europa, musei più “classici” come il Louvre fanno del mondo digitale un punto cardine della loro strategia di comunicazione. Per farsi un’idea a riguardo, è possibile consultare il sito Museum Analytics.org che raccoglie dati sull’interazione digital dei maggiori musei del mondo. L’Italia fa capolino solo con il MAXXI, il Museo delle Arti del XXI secolo di Roma che sfrutta la potenza di Facebook e Twitter anche per coinvolgere utenti e visitatori stranieri.

Perché questo ritardo in Italia? La risposta è tanto banale quanto di cruciale importanza: non si investe abbastanza nel digitale perché si ritiene che l’immenso e magnificente patrimonio culturale italiano non abbia bisogno di ulteriore promozione, se non di quella che emana da esso stesso. Niente di più sbagliato. 

 

Silvana Calcagno

 

PUBBLICATO SU TAFTER IL 09/01/2015